I Luoghi della Legio M Ultima: Augusta Taurinorum





Ben ritrovati, Speculatores et speculatrices, quest’oggi, per la rubrica I luoghi della Legio vi parlerò di una città che mi ha coinvolto moltissimo durante lo studio per il racconto “La fratellanza di Voltumna” contenuto nel volume Legio I: Sfida all’impero: Augusta Taurinorum.

Per me il primo passo, dopo aver scritto una bozza del racconto, è quello di documentarmi sui luoghi dove si svolgeranno le vicende. Spesso è proprio dallo studio dei luoghi che mi vengono in mente alcune scene o anche lo sviluppo migliore della storia.

Nel caso di Torino, che durante l’impero romano si chiamava - per l'appunto - Augusta Taurinorum, il primo passo è stato trovare delle informazioni generali sulla sua fondazione e curiosità e leggende sul territorio. Per un'infarinatura generale, la pagina su Wikipedia non è affatto male e aiuta un po' a comprendere meglio gli aspetti storici della città.

La fondazione della città si fa risalire ai Taurini, un’antica popolazione locale che viveva in una città alla confluenza tra il Po e la Dora Riparia. 

Una leggenda fa risalire la fondazione della città a Fetonte che, lasciato l’Egitto, fondò una città nella Pianura Padana, vicino al fiume Eridanio, antico nome del Po e nella mitologia figlio di Fetonte appunto, un'altra vuole che il nome derivi da Thor, nome celtico del dio del tuono ma anche termine che indica il monte che sovrasta la città.
Non meno pittoresca è la versione che invece vuole la sconfitta di un drago che imperversava la confluenza dei due fiumi da parte di un toro, praticamente ubriacato e scatenato dal contadino che non riusciva più a lavorare quelle terre a causa della bestia.

Ma è il periodo romano a dare quell'impronta ancora attuale alla struttura cittadina, partendo dalla classica centuriazione del castrum militare, come si evince chiaramente dalla pianta della città, così regolare e perfetta come solo le città romane sanno essere.

In origine, però, Augusta Taurinorum come mero castrum militare voluto in quel del 58 a.C., quando l'allora proconsole Gaio Giulio Cesare fece insediare nell'area un accampamento militare, a difesa della posizione strategica per la via delle Gallie.
Saranno necessari quattordici anni prima che da castrum prenda forma la prima città fortificata, la colonia di Julia Taurinorum, nel 44 a.C.

Tuttavia, la definitiva ufficializzazione della fondazione avvenne grazie al figlio adottivo Augusto che, intorno al 28 a.C., dedusse una seconda colonia, il cui impianto urbano a castrum sarà quello che ancora adesso è rilevabile, col nome di Julia Augusta Taurinorum.

Intorno alla città, nel corso dei secoli, si sono sviluppate numerose teorie e leggende, tutte intrise di misticismo e magia.
A ben vedere, cercando allineamenti specifici tra le stelle e il decumano maximus di Julia Augusta Taurinorum, grazie ai calcoli di precessione degli equinozi di quella branca di archeo-astronomia, si è risaliti a una data ben precisa, e di un bel po' più recente: il 30 gennaio del 9 a.C..

Non siamo sostenitori delle teorie alternative e/o complottiste varie, ma siamo autori dalla fervida fantasia che non disdegnano input strani e, comunque, appassionati di Storia; se c'è una cosa che abbiamo imparato dai nostri studi del popolo Romano in particolare, e di tutte le popolazioni antiche in generale, è che prima ancora di architetti e costruttori, era affare di maghi, aruspici e sacerdoti individuare il luogo esatto per la costruzione di una città. E una volta scelta l’ubicazione più fausta, un sacrificio rituale sigillava col patto del fuoco e del sangue l’accordo con le divinità tutelari, il cosiddetto Genius Loci.






E, a dirla tutta, in effetti la posizione e l’orientamento del primo castrum hanno fatto pensare a alcuni studiosi che la scelta del luogo non fosse casuale e che “nascondesse” alcune proporzioni magiche. Chi conosce la storia romana, come in molte altre culture antiche, sa che tutte le costruzioni importanti venivano orientate secondo il cammino del sole o della luna nel cielo della zona in cui veniva fondata. Oppure nel caso di profughi o coloni venivano fondate secondo l’orientamento della loro terra d’origine per ricordare il luogo dal quale giungevano.
Palazzo Madama e Casa-forte di Acaja 

La cinta muraria era possente, alta cinque metri, circondava tutta la città e si apriva solo ai quattro punti cardinali, laddove ogni castrum aveva le porte. A tutt'oggi sono chiaramente visibili tre di esse, mentre la quarta è stata completamente divelta e distrutta.
Da notare che, mentre della Porta Decumana non ci è rimasto nulla, la Porta Prætoria oltre a essere arrivata fino a noi, ha subito nel corso del tempo tante e tali trasformazioni da essere praticamente irriconoscibile. Alla caduta dell'impero Romano d'Occidente è diventata una fortezza a difesa della città, nel medioevo venne chiusa la porta di accesso alla città e trasformata in castello dal ramo cadetto dei Savoia, gli Acaja, divenendo intorno al 1300 la cosiddetta casa-forte. 
Nel corso del Rinascimento, del Neoclassicismo, Barocco e Risorgimento subì tanti e tali rimodernamenti che alla fine perse del tutto la sua funzione di porta sulla città, trasformandosi nella ricca e sontuosa residenza dei Savoia, che ancora oggi ammiriamo: Palazzo Madama.

Le altre porte tutt'ora visibili in città sono la porta Palatina e la porta Marmorea, rispettivamente le porte Dextera e Sinistra della città, che si aprivano a est e a ovest.

Statua di Gaio Giulio Cesare a Torino
Dai tempi antichi è riportato che a Torino era presente un culto di Iside, il luogo individuato come sede di questo culto è la località dove ora sorge il tempo della Grande Madre di Dio, in latino Magna Mater. 
Il nome di questo tempio ha sempre lasciato perplessi coloro che cercavano i luoghi mistici, misterici e alchemici all'interno della città che, come riportato da molte credenze, è un centro magico molto importante che fa parte dei due grandi triangoli della magia: con Lione e Praga compone il triangolo della magia bianca, mentre con Londra e San Francisco dà luogo al triangolo della magia nera. 

Proprio l'essere al centro di queste forze mi ha ispirato l'idea di una lotta magica tra coloro che volevano far tornare le antiche divinità etrusche e gli speculatores fedeli agli dei dell'impero.
Nel racconto, sebbene in maniera molto più spiccia rispetto alla versione poi pubblicata, ci sono passaggi dei nostri personaggi nelle vie segrete dei sotterranei, attraverso i corridoi e le grotte che corrono per tutto il sottosuolo della città. 

Tra queste grotte, altre leggende narrano che vi siano le grotte alchemiche e che, perso nei cunicoli sotterranei, sia celato un potente artefatto, nascosto sotto Augusta Taurinorum da Apollonio di Tiana, filosofo e asceta del I sec.
Di leggende, storie e quant'altro ve ne sono molte su questa città e indubbiamente per uno scrittore sono spunti che possono dare il via a numerose storie. 

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