BIBLIOTECA: La misura dell'uomo



La misura dell’uomo – Marco Malvaldi
Editore: Giunti
ISBN: 978- 8809864481
Pagine: 300
Prezzo: Cartaceo: € 18,50 eBook: € 9,99


Sinossi
Ottobre 1493. Firenze è ancora in lutto per la morte di Lorenzo il Magnifico. Le caravelle di Colombo hanno dischiuso gli orizzonti del Nuovo Mondo. Il sistema finanziario contemporaneo si sta consolidando grazie alla diffusione delle lettere di credito. E Milano è nel pieno del suo rinascimento sotto la guida di Ludovico il Moro. A chi si avventura nei cortili del Castello o lungo i Navigli capita di incontrare un uomo sulla quarantina, dalle lunghe vesti rosa, l'aria mite di chi è immerso nei propri pensieri. Vive nei locali attigui alla sua bottega con la madre e un giovinetto amatissimo ma dispettoso, non mangia carne, scrive al contrario e fatica a essere pagato da coloro cui offre i suoi servigi. È Leonardo da Vinci: la sua fama già supera le Alpi giungendo fino alla Francia di re Carlo VIII, che ha inviato a Milano due ambasciatori per chiedere aiuto nella guerra contro gli Aragonesi ma affidando loro anche una missione segreta che riguarda proprio lui. Tutti, infatti, sanno che Leonardo ha un taccuino su cui scrive i suoi progetti più arditi - forse addirittura quello di un invincibile automa guerriero - e che conserva sotto la tunica, vicino al cuore. Ma anche il Moro, spazientito per il ritardo con cui procede il grandioso progetto di statua equestre che gli ha commissionato, ha bisogno di Leonardo: un uomo è stato trovato senza vita in una corte del Castello, sul corpo non appaiono segni di violenza, eppure la sua morte desta gravi sospetti... Bisogna allontanare le ombre della peste e della superstizione, in fretta: e Leonardo non è nelle condizioni di negare aiuto al suo Signore. A cinquecento anni dalla morte di Leonardo da Vinci, Marco Malvaldi gioca con la lingua, la scienza, la storia, il crimine e gli ridà vita tra le pagine immaginando la sua multiforme intelligenza alle prese con le fragilità e la grandezza dei destini umani. Un romanzo ricco di felicità inventiva, di saperi e perfino di ironia, un'indagine sull'uomo che più di ogni altro ha investigato ogni campo della creatività, un viaggio alla scoperta di qual è - oggi come allora - la misura di ognuno di noi.

Parere
Questo è un libro che ricorderò a lungo e per il quale mi vien da dire che pur costando 18€ (e cinquanta!) vale la pena prenderlo da tenerlo in bella vista in libreria.

La misura dell’uomo è un thriller storico ambientato nella Milano rinascimentale degli Sforza, ma bisogna precisare che questo non è un romanzo storico su Leonardo da Vinci, ma con Leonardo. E tenere a mente questa differenza, che non è piccola, è la chiave di lettura corretta. Se cercate un saggio sulla vita del grande genio italico, rivolgetevi altrove. Questa è un’opera di fantasia che coinvolge Leonardo quale protagonista nelle indagini sulla morte misteriosa di un giovane, trovato nel piazzale d’armi del castello sforzesco.

L’ambientazione è molto ben curata e storicamente aderente, denotando una buona preparazione e studio del periodo, di usi e costumi e di come si viveva all’epoca in una metropoli europea. Chicche sul modo di vestire dei personaggi (Leonardo gira vestito di rosa salmone e nessuno ha nulla da ridire, né da ridere dal momento che l’associazione rosa = femmina e azzurro = maschio è cosa assai recente, iniziata negli anni ’20 del XX sec.), sul perché gli artisti e soprattutto i pittori avessero sempre un pollaio o sulla discutibile abitudine di vuotare i vasi da notte dalla finestra in strada - episodio che introduce la figura di Giacomo Trotti - danno al lettore la giusta dimensione del mondo in cui i personaggi si muovono.

Personaggi che sono “potenti”, per quanto a volte secondari (come per esempio Gian Galeazzo o il Trotti o, ancora, i due faccendieri francesi, Robinot e Mattinet). Potenti nel senso che già dalle primissime righe in cui compaiono escono con forza dalle pagine del libro in tutte le loro complesse sfaccettature di personalità, oltre che con una fisicità impressionante. Malvaldi, nello descrivere i personaggi dedicando loro ben poche righe di presentazione, ha una capacità incredibile di renderli vivi e veri sin da subito, senza considerare la bravura nell’introdurli già nelle prime pagine con la sezione “dramatis personae” inserita appositamente.

A loro volta Leonardo vaga per il libro al pari di come vaga per Milano, con aria distratta, in apparenza preso da tutt’altro, e in particolar modo dalla fusione e dalle problematiche a essa correlate per la più grande statua equestre mai progettata, sorprendendo ogni volta il lettore per come invece è attento a ciò che gli accade intorno pur inseguendo i propri pensieri e le proprie valutazioni in merito ai pensieri del momento.

Altro grande personaggio, co-protagonista, è Ludovico Sforza il Moro, duca di Bari e usurpatore del ducato di Milano che in questi anni – la storia si svolge nel 1493 – risulta ancora come reggente del ducato al posto del nipote Gian Galeazzo Maria e della di lui madre Bona di Savoia. Ludovico appare in queste righe uomo di potere attento soprattutto ai propri interessi, certo, ma anche a quelli di Milano, uomo alto cupo e serio, sempre a pungolare Leonardo e a farsi pungolare da lui, capace di ragionamenti sopraffini e di uguale spietatezza, imponente sia nella figura fisica che sovrasta tutti, ma anche morale e sociale. Insomma, nessuno dei personaggi delineati da Malvaldi è banale, utile solo ai fini della trama; Robinot e Mattinet ne sono un esempio in tutte le sfaccettature delle loro disavventure nel tentare di rubare il taccuino a genio vinciano.

Tutto questo scritto e descritto con uno stile agile, fluido, immediato e moderno, forse per alcuni lettori potrebbe sembrare “troppo moderno” visti gli esilaranti paragoni all’annoso problema del traffico milanese (caotico ora come allora) o, ancora, a quanto le voci si diffondessero comunque velocemente nonostante l’assenza di Internet. Io invece ho trovato geniale l’utilizzo di una voce narrante esterna alle vicende e ai personaggi che potesse rivolgersi direttamente al lettore ogni qualvolta lo desiderasse, tanto più quando lo fa con la reale protagonista di questo libro, l’ironia.

L’ironia la fa da padrona, sia negli spunti extra-diagetici della voce narrante, sia nelle descrizioni talvolta impietose dei personaggi, non abbandona mai la storia, pur non essendo nemmeno troppo invadente.
La lettura di questo libro mi ha concesso delle sane risate, inutile negarlo, ma non ho solo riso, inoltre bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare e chapeau all'autore che pur seminando sapientemente gli indizi, non mi ha dato modo di comprendere - come fin troppo spesso mi accade coi gialli in generale - di capire chi fosse il colpevole.
Insomma, assolutamente una delle migliori letture di questo primo quadrimestre e una delle poche che, possiamo dirlo, vince tutto e che io consiglio caldamente. Ma, questo, è un parere personale.

Voto: 5/5


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