Tra Storia e Fantasia: Tempo e luogo

E rieccoci a parlare di fantasy storico in questa rubrica che dovrebbe essere settimanale e che invece già si è persa delle settimane per strada!

Allora, la volta scorsa abbiamo fatto un brevissimo excursus nella letteratura di genere e abbiamo anche visto e ben precisato che per un fantasy a base storica non è necessario fare un wold-building in quanto, molto semplicemente, il mondo lo abbiamo già bello che pronto.
In realtà, lo studio della geografia del luogo è comunque necessario in quanto in base all’epoca storica di riferimento potrebbe risultare molto diverso da com’è ora, basti vedere come la costa romana abbia portato il lido Ostiense un tot di km più in là rispetto al sito di Ostia antica, ma in buona sostanza il mondo odierno non è troppo differente da quello del passato.

Allora, oggi vediamo di porre le basi di costruzione di un romanzo e/o racconto storico a carattere fantastico. Avendo già assodato che la componente fantastica viene “dopo” quella storica per ovvie ragioni, dobbiamo concentrarci sullo scenario in cui vogliamo immergere la nostra penna e, di conseguenza, il lettore. Dobbiamo scegliere tempo e luogo.
Come fare?
A meno che non si abbia una passione smodata per un determinato periodo storico (come noi demiurghi) e un altrettanto preciso luogo nel mondo, l’esercizio più semplice che possiamo fare è prendere il mappamondo della volta scorsa, farlo girare velocemente e – a occhi chiusi – puntare il dito fermando la sua corsa. Ora, ammesso e non concesso di avere una botta di c… non indifferente, dovremo ripetere l’operazione fintantoché il dito non capiti su una terra emersa, dal momento che il nostro pianeta è coperto per il 70% di acqua. A meno che non vogliate ambientare il tutto a bordo di una nave in stile “Master commander: sfida ai confini del mare”, il che potrebbe essere una sfida interessante.

Ma restiamo sul tema principale: avete trovato la vostra terra? Bene!
Ora prendete il nome di quella nazione o, se avete un mappamondo molto grande e molto dettagliato, della città e cercatela su wikipedia, approfondendo la sua storia. Tenete il segno qui sul post, che mi sa ci rivedremo tra qualche ora… avete da studiare! Speravate che non ribadissi il concetto, eh? Purtroppo per voi la base di questo genere è lo studio e pertanto tornerà in quasi tutti i post (prometto che non lo dirò in tutti… giuro!).
Definito il luogo e studiata la sua storia, almeno a grandi linee intanto, vi lascio l’onere di approfondire su altre fonti di ricerca e andiamo avanti con l’esercizio. Quanto volete tornare indietro? Di anni? Di secoli? Prendete il sito random.org e indicate il range di anni e/o di secoli con un minimo, che può anche essere negativo a indicare gli anni o i secoli prima di Cristo, e un massimo. E quello estratto a caso sarà il vostro secolo di riferimento. Non barate cercando di estrarre il numero che vi è più congeniale, se lo avevate potevate appuntarvelo subito! 🤣🤣

Ecco, se pure può sembrare semplice determinare tempo e luogo, in realtà
non lo è affatto, vuoi perché molto spesso le fonti storiche sono difficili da reperire, vuoi perché per lo più le si trova in altre lingue, difficilmente traducibili. Oltre a questo io consiglio sempre una visita al museo del costume più vicino a voi (ok, io gioco in casa avendone uno enorme e ricchissimo dietro l’angolo, a Venezia, ma ce ne sono parecchi in giro per il mondo che vale la pena vedere, magari approfittando di una vacanza) per rendervi conto e toccare con mano come ci si vestiva all’epoca. Perché talvolta può sembrare banale descrivere il vestiario, dimenticandoci che la moda tende a cambiare molto velocemente, oggi come allora. Facile dire che gli antichi Romani giravano tutti in toga, difficile credere invece che la maggior parte di essi aveva adottato le brache già nel I secolo subito dopo la conquista delle Gallie perché – molto semplicemente – erano comode e, soprattutto, calde! Per fare un esempio, lo sapevate che l’imperatore Augusto in inverno girava con ben quattro tuniche e due calze di lana fino alla coscia sotto la toga? Sì, era un tipo freddoloso.

Vedete, sono questi dettagli storici a trasformare un semplice posto in luogo.
Non è solo il descrivere palazzi, strade e ambienti, ma è il popolarli che li rende vivi e li distacca dallo sfondo monocromatico di una realtà finta e costruita. Scegliere il tempo è altrettanto importante, tempo e luogo sono due realtà strettamente interconnesse che ci portano a gestire e considerare un insieme di fattori a contorno che descrivono la società, le persone, la magia, per non parlare poi della religione e di un sacco di altri dettagli. Ma non è detto che scendere troppo nel dettaglio sia sempre la mossa corretta. Tanto più è dettagliato un mondo, tanto più è complesso nelle interazioni sociali al suo interno, tanto è più difficile da seguire sia per il lettore che, ahinoi, anche per l’autore che rischia di cadere nell’incoerenza e nella sospensione dell’incredulità che fanno crollare il tutto come un castello di carte.

Quello che, a mio modesto avviso, differenzia davvero una banale geografia da un’ambientazione propriamente detta sono i dettagli che rendono semplici posti in luoghi. È quella piccola differenza esistente tra la prosa e la poesia. Quella musicalità, quel ritmo che ti avvolge e ti fa vedere, ascoltare e sentire quello che con due parole la poesia dipinge.
Ciò che dobbiamo aggiungere alle nostre ambientazioni è poesia. Che non vuol dire inserire rime baciate nei testi, ma dare la stessa visione. Un posto è dove ti trovi, un luogo è un posto che ricordi. Che ti lascia qualcosa. Un posto è il castello di Rohan, un luogo sono le mura di Minas Tirith sotto assedio. Un posto sono i mercati traianei a Roma, un luogo è il Circo Massimo descritto da Alberto Angela durante una gara delle quadrighe. Insomma, la differenza è minima, ma sostanziale ed è questo a donare tridimensionalità all’insieme per rendere l’ambientazione un piacere da scoprire sia a livello di scrittura che di lettura.

Oh, rossa, e quand’è che parliamo della parte fantastica? Presto, promesso.
"...ma non ancora" (cit.)

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