I luoghi di Legio M Ultima: Viminacium



Buongiorno speculatores et speculatrices, cominciamo oggi un'altra simpatica rubrica del nostro blog!
Questo è un blog un po' sopra le righe, parliamo di tutto un po' ciò che riguarda la storia romana, ma anche tutto ciò che riguarda i nostri scritti.
Dopo una lunghissima pausa di riflessione, pausa forzata dovuta ai vari impegni di lavoro sia miei che di Elios, noi Demiurghi abbiamo rimesso un po' insieme le idee e abbiamo deciso di dedicarci di nuovo un poco al blog, connettendolo meglio e di più a quanto scriviamo.
Alla fine abbiamo deciso di cominciare la rubrica "Tra storia e fantasia", e adesso incominciamo la nuova rubrica "I Luoghi della Legio", una panoramica storica e archeologica delle città vistate dai protagonisti dei nostri libri e racconti.

Prima puntata di oggi, dedicata a una città un po' particolare, Viminacium.
Situata lungo il limes a est dell'impero, corrisponde all'odierna Kostolac, in Serbia, a 70 km circa da Belgrado.
Viminacium la incontriamo in Sfida all'impero, nel racconto "Le grotte nascoste", punto di sbarco degli speculatores della coorte XII Fulguralis e all'epoca dei nostri scritti è la capitale della Moesia, ma la sua storia è stata piuttosto movimentata. Venne fondata nel I sec. d.C. sulle rive della Mlava, un affluente del Danubio, come castrum militare, divenendo una vera e propria fortezza legionaria in seguito all'annessione della Tracia all'impero, nel 46 d.C. con Tiberio. Questi ne aumentò l'importanza al punto da farci trasferire la Legio VII Claudia pia fidelis.



Modellino della pianta della città antica
Pur sembrando, sulle mappe dell'impero, un puntolino di scarsa importanza, Viminacium oltre a essere uno dei centri militari più importanti di tutto l'Impero Romano fu teatro di parecchi avvenimenti importanti, tra cui le visite degli imperatori. Di sicuro Settimio Severo vi si recò due volte e qui Caracalla venne dichiarato Cesare dalle truppe, uno dei diciotto imperatori proclamati in zona, l'ultimo dei quali fu proprio il nostro Diocleziano.

Alla fine del III sec. d.C., il secolo degli imperatori generali e della crisi di potere, Viminacium venne ufficializzata come colonia romana, ottenendo così nuove entità statali, nuovi magistrati locali e, cosa ben più importante, ottenne il diritto di conio con un'officina dedicata alle monte di bronzo, pur potendo comunque coniare tutte le categorie di monete, dagli aurei agli assi. La cosa è importante poiché il conio era uno dei principali mezzi di propaganda degli imperatori, difatti vengono rinvenute parecchie monete raffiguranti Gallieno e Gordiano III. Sempre in questo periodo Viminacium assume una posizione di maggior prestigio a livello militare divenendo oltre che stanziamento della VII legione, anche stazione della flotta fluviale romana e blocco daziale.
Ma non ha questo status quando vi sbarcano i nostri speculatores, privata dei privilegi di colonia romana proprio da Gallieno che punì la fortezza legionaria per il suo appoggio a Ingenuo, tutore di del figlio che, alla sua morte, tenta il colpo di stato. Gallieno scese dalla Gallia con tutte le sue truppe e marciò rapido verso Ingenuo, che sconfisse duramente a Mursa, nell'attuale Croazia.

Pertanto, la Viminacium che si trova in Legio M Ultima è una fortezza romanza di confine, forte e inaccessibile, ospiterà nel 320 d.C. Costantino, ma per il suo appoggio all'usurpatore non riotterrà mai quanto raggiunto nel III sec., nemmeno nella nostra ucronia.

Ma com'era questa città?
Gli scavi, col solo 4% di portato alla luce, ci raccontano di una necropoli estesa che conta a oggi più di 13.500 tombe; parlano di una città ricca, fiorente nei commerci con il rinvenimento di più di 32.000 oggetti e diversi edifici, come palazzi monumentali, le terme, un anfiteatro e tracce di infrastrutture articolate, soprattutto vie, acquedotti e canali.
Il ritrovamento in varie tombe di lastre in oro e in argento, una delle quali riportanti in alfabeto greco sedici nomi di divinità, demoni e spiriti ricorrenti in Assiria, Babilonia ed Egitto. La vera particolarità, e mistero tutt'ora irrisolto, rilevata dall'archeologo a capo degli scavi, Korać, sta nel fatto che essa sia scritta in verticale e non in orizzontale come al solito. A parte questo, l'ipotesi più accreditata - certezze non ve ne sono in materia - è che fosse un'invocazione dei parenti in vita a raccomandare il defunto agli dei chiamati in causa, che fosse protetto dai demoni indicati. Indipendentemente dalle ipotesi fatte, di certo la cosa dimostra la famiglia del defunto, era colta e conosceva molto bene la mitologia mediorientale dell'impero.
Altra peculiarità della necropoli è la mescolanza di credi: se la maggior parte sono pagane, molte di esse risultano essere cristiane, segno questo di una grande apertura e tolleranza, tipica delle città di confine, più a contatto con culture e credi differenti.
I ritrovamenti fatti fino ad oggi confermano la grande importanza di Viminacium come metropoli romana egemone in questa parte del confine del Danubio. Proprio l’anfiteatro, che presentava mura perimetrali in pietra e cavea in legno, è molto probabilmente rappresentato sulla colonna di Traiano a Roma, nello specifico nella scena n. 25. Lo stesso Traiano soggiornò nella fortezza durante l’inverno del 101-102 d. C..

Per quanto riguarda le terme pubbliche, queste vennero edificate tra il III e IV sec. d. C., collegate all'acquedotto più grande della città, lungo ben 10 km ed erano deputate non solo all’igiene personale, ma anche a luogo di incontro, svago e diverse altre attività sociali, qui come in qualunque grande città dell'impero. 



La curiosità: a Kostolac, nelle vicinanze degli scavi archeologici di Viminacium è stata costruita una copia fedele della tipica domus della città imperiale, rispettandone misure, volumetrie, colonnati, colori e arredi. La cosa ha attirato così tanta attenzione che ora Nemanja Mrđić, direttore dell'Istituto archeologico nazionale serbo, sta organizzando la ricostruzione di un vero e proprio villaggio romano completo in tutte le sue parti, dalle case alle botteghe, con spazi pubblici e privati, terme, ecc. così da far rivivere ai visitatori la quotidianità del tempo dell'Impero Romano. E, senza alcun dubbio, incrementare occupazione e turismo, mentre qui da noi i ministri cianciano che la Storia e la cultura non danno da mangiare.


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